Abbiamo lasciato il Trentino agli inizi dagli anni ’60 quando la domanda di alloggi pubblici superava di gran lunga l’offerta.
Gli anni ’60 sono caratterizzati dal Piano Urbanistico Provinciale il cui principale obiettivo è l’industrializzazione del Trentino attuata senza mettere a repentaglio l’armonia sociale e l’equilibrio fra città e campagna. I suoi effetti sul settore edilizio sono immediati, soprattutto a favore dei lavoratori assunti nei nuovi insediamenti produttivi, sparsi in tutto il Trentino (Hilton, Laverda, Clevite, OMT, IRET a Trento; Marangoni, Bini, Radi, Volani, Grundig a Rovereto e molti altri). Tale strumento viene utilizzato anche per creare il cosiddetto “effetto città”, volto a rendere appetibile la vita anche nelle zone più periferiche della provincia e a potenziare le attività agricole e turistiche, percepite come settori prevalenti.
Nel 1963 si apre l’esperienza GESCAL, e Itea, seppur ancora con l’abito dell’I.A.C.P, è incaricata di dare attuazione ai progetti da realizzare con questo fondo, verrà così completato il rione di S. Donà, costruiti quello di S. Vito, la “Clarina”, S. Bartolomeo a Trento; la “Busa dei Cavai”, via Benacesnse e il “Brione” a Rovereto; il “Rione Degasperi” e il quartiere “Europa” a Riva del Garda e alti interventi minori sul territorio provinciale.
In questi anni l’edilizia residenziale pubblica trentina, seppur lentamente, continua a espandersi, a differenza di ciò che accadde nelle altre Regioni italiane, ove si sono viste lunghe pause negli interventi. Questo pur essendo la politica provinciale vincolata, fino al 1971, a “norme di attuazione” di leggi statali.
Il 1972 è l’anno del Nuovo Statuto Speciale per la Provincia Autonoma di Trento. In particolare, nel settore dell’edilizia abitativa si acquisisce piena competenza e possibilità di governo organico. La legge provinciale 30 dicembre 1972, n. 31 ne rappresenta il suggello formale: è quella riforma che lo Stato aveva appena attuato con la legge 22 ottobre 1971, n. 865.
A differenza di quanto avvenuto a livello nazionale, la Provincia aveva concretamente alimentato il mercato edilizio trentino, con investimenti in edilizia pubblica e agevolata assai prossimi all’obiettivo del 25% del totale della produzione residenziale che i piani economici nazionali avevano assegnato all’intervento pubblico nel settore delle abitazioni (la media nazionale, in quel periodo, è pari a 8-9%). Utilizzando le risorse finanziarie derivanti da tale legge statale e avvalendosi della più vasta autonomia acquisita con il nuovo Statuto Speciale, la Provincia diede un nuovo impulso all’edilizia residenziale che fra il 1972 e 1977 produsse 3.000 alloggi di edilizia pubblica, 2.300 di edilizia agevolata e 4.800 risanamenti organici, per un investimento complessivo pari a circa 132 miliari di lire.
Nel 1972 l’Istituto Autonomo Case Popolari compie mezzo secolo di vita e soprattutto, in quel periodo la casa diventa oggetto di rivendicazioni a vari livelli, anzitutto sociale, poi politico e sindacale, che trovano sbocco nell’emanazione della legge provinciale 30 dicembre 1972, n. 31, che, ponendosi come normativa organica di tutto il settore, dà fondamento all’Istituto competente (denominato “Istituto Trentino per l’Edilizia Abitativa” – I.T.E.A.) in versione autonomistica, modificandolo profondamente, sia come fisionomia giuridico-istituzionale, sia come competenze operative.
In base a tale legge, spetta alla Giunta Provinciale la programmazione di tutti gli interventi nel comparto dell’edilizia sovvenzionata, totalmente o parzialmente, e concede finanziamenti di carattere pubblico, in armonia con gli obiettivi e le direttive contenuti nel Piano Urbanistico Provinciale. La programmazione si avvia con l’azione dei Comprensori della Provincia, che sono tenuti a segnalare le esigenze prioritarie in materia di edilizia abitativa, con indicazioni circa la localizzazione degli interventi. Le segnalazioni sono sottoposte al vaglio di un apposito Comitato per l’Edilizia Abitativa (C.E.A.), nel quale sono rappresentate le forze politiche, sociali e amministrative interessate. I programmi vengono infine approvati, con eventuali modificazioni, dalla Giunta Provinciale con un giudizio e una decisione di carattere propriamente politico. L’esecuzione dei programmi di edilizia sovvenzionata è affidata, in modo unitario, a un unico Ente – l’Istituto Trentino per l’Edilizia Abitativa – il quale viene ad assumere prevalentemente, se non esclusivamente, funzioni tecniche e gestionali.
In particolare, la legge affida a I.T.E.A. l’attuazione dei seguenti programmi:
1) la costruzione di:
a) alloggi per la generalità dei lavoratori subordinati, anche se pensionati;
b) alloggi per cittadini bisognosi;
c) alloggi per coloro che occupano abitazioni improprie, malsane o fatiscenti, da demolire;
d) case albergo per studenti, lavoratori e persone anziane;
2) la ristrutturazione, il risanamento o il restauro conservativo di interi complessi edilizi;
3) l’acquisizione e l’urbanizzazione di aree, nonché la realizzazione delle opere di carattere generale necessarie per allacciare le aree stesse ai pubblici servizi;
4) l’esecuzione di opere di sistemazione esterna di complessi edilizi realizzati dallo Stato, da Itea o da altri Enti con finanziamenti pubblici;
5) interventi di emergenza destinati a soddisfare fabbisogni abitativi in zone colpite da calamità naturali.
La L.P. 31/1972 entra in vigore il 17 gennaio 1973 portando in eredità a I.T.E.A. i 5.190 immobili dell’I.A.C.P.
Oltre ad amministrare gli alloggi ereditati, I.T.E.A. è chiamata a realizzare le direttive della Provincia, il cui spirito, agli inizi degli anni ’70, era “realizzare molto e realizzare in fretta”, per dare risposta immediata al crescente “bisogno casa” e per risparmiare il più possibile il denaro pubblico. L’efficienza di I.T.E.A. vede fra il 1973 e il 1975 l’ultimazione di circa 1.300 alloggi, fra cui i 416 alloggi di Madonna Bianca (25 agosto 1974).
La seconda metà degli anni ’70 è caratterizzata da una forte crisi economica a livello nazionale, che si ripercuote anche in modo pesante sull’edilizia. In Trentino l’edilizia pubblica provinciale deve fare i conti con la mancanza di sovvenzioni statali, la mancanza di aree su cui costruire e la crisi che coinvolge le imprese di costruzioni. La principale conseguenza fu che nel secondo quinquennio degli anni ’70 l’edilizia pubblica si concentra, secondo le indicazioni della Provincia, prevalentemente sul risanamento del patrimonio esistente, piuttosto che sulle nove costruzioni.
Agli inizi degli anni ’80 si percepisce una ventata di ottimismo: la situazione si ribalta, l’edilizia privata arranca mentre quella pubblica riprende a costruire a pieno ritmo e non solo alloggi, la Provincia affida a I.T.E.A. il compito di attuare l’edilizia scolastica provinciale.
Con la L.P. 16/1983 si definiscono i contorni dell’edilizia residenziale pubblica e soprattutto vengono enucleati ulteriori specifici compiti affidati a I.T.E.A., ente funzionale della Provincia autonoma di Trento; fra questi: la definizione del canone sulla base delle fasce di reddito degli aventi diritto, la stipula dei contratti di locazione sulla base di autorizzazioni a locare rilasciate dai Comprensori, il cambio alloggio, che è una delle novità di questa legge, insieme alla possibilità di riservare a ciascun Comprensorio una quota di alloggi da utilizzare in casi di straordinaria necessità, le locazioni temporanee di oggi. Oltre alla gestione degli alloggi la L.P. 16 declina anche le modalità tramite cui I.T.E.A. può reperire aree su cui costruire nuovi edifici o acquistare sul libero mercato edifici da risanare o riadattare per rispondere al crescente bisogno casa.
Gli anni ottanta e novanta sono caratterizzato da un generale miglioramento economico e sociale che si percepisce anche nella nostra regione inducendo un cambio di passo anche nell’edilizia residenziale pubblica. Le classi meno abbienti non si accontentano più di un luogo in cui nutrirsi e dormire, richiedono un luogo più confortevole dove poter passare il tempo libero in famiglia e con amici, dotato di spazi verdi comuni e immerso in un contesto in cui si possa accedere ai diversi servizi; a queste mutate esigenze I.T.E.A. risponde prontamente: non mette più a disposizione solo alloggi ma abitazioni inserite in contesti urbani curati e dotati dei servizi necessari, l’Istituto in questi anni si fa anche carico dell’urbanizzazione secondaria dei centri storici.
La media degli alloggi prodotti in questo periodo è di circa 500: 350 nuove costruzioni e 150 alloggi di risulta.
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